Sara Toma Ortottista

L’ambliopia, o “occhio pigro”, è una ridotta capacità visiva di un occhio che il cervello impara a
“ignorare”: si tratta con successo solo se individuata entro i primi anni di vita, mentre una
diagnosi tardiva rischia di rendere il deficit permanente. Ecco perché ai controlli oculistici
precoci va data la massima priorità.

In sintesi

  • L’ambliopia è una riduzione della capacità visiva di un occhio, spesso senza segni evidenti.
  • La finestra terapeutica più efficace si colloca entro i primi 5-6 anni di vita.
  • È raccomandata una prima visita oculistica entro i 3-4 anni, anche in assenza di sintomi.
  • Le cause più comuni sono strabismo, differenze refrattive tra i due occhi e difetti visivi non corretti.
  • Diagnosticata tardi, l’ambliopia diventa progressivamente più difficile da trattare.

Cos’è l’ambliopia e perché è difficile accorgersene


L’ambliopia, comunemente chiamata “occhio pigro”, è una condizione in cui uno dei due occhi sviluppa una capacità visiva ridotta rispetto all’altro, non per un problema strutturale dell’occhio stesso, ma perché il cervello, durante lo sviluppo del sistema visivo, impara progressivamente a privilegiare le immagini provenienti dall’occhio “migliore”, sopprimendo o ignorando in parte quelle dell’occhio con la vista più debole.

Proprio perché l’occhio in sé appare spesso normale, e il bambino piccolo non ha gli strumenti per segnalare che “vede peggio da un occhio” (avendo sempre visto così, non ha un termine di paragone), l’ambliopia può passare inosservata a lungo ai genitori, che si accorgono del problema solo occasionalmente, magari coprendo per gioco un occhio al bambino, o non se ne accorgono affatto fino a un controllo oculistico strutturato.

Questo è un punto centrale da comprendere: l’assenza di lamentele da parte del bambino non è affatto una garanzia che la vista sia normale in entrambi gli occhi. È proprio l’assenza di segnali evidenti, unita alla gravità delle conseguenze se il problema non viene trattato in tempo, a rendere lo screening visivo precoce uno strumento di prevenzione tanto importante quanto sottovalutato dalle famiglie.

La finestra terapeutica: perché il tempo conta così tanto

Il sistema visivo umano si sviluppa e si “consolida” prevalentemente nei primi anni di vita, un periodo che gli specialisti definiscono età plastica del sistema visivo. È in questa fase che il trattamento dell’ambliopia, quando necessario, ha le maggiori probabilità di successo, più o meno completo, generalmente entro i primi 5-6 anni di vita. Superata questa finestra, la capacità del cervello di “recuperare” la funzione visiva dell’occhio più debole si riduce progressivamente, rendendo il trattamento via via più complesso e con risultati meno soddisfacenti.

È questa la ragione clinica, non un eccesso di prudenza, per cui si raccomanda una prima visita oculistica, eventualmente affiancata da una valutazione ortottica, entro i 3-4 anni di età, con la tendenza attuale ad anticipare ulteriormente i controlli già entro il primo anno di vita del bambino. A 3 anni è già possibile rilevare difetti visivi o differenze di rifrazione tra i due occhi (anisometropie) che possono essere causa di ambliopia, permettendo di intervenire mentre la finestra terapeutica è ancora ampiamente aperta.

Le cause più frequenti e cosa aspettarsi dal trattamento

Le cause più comuni di ambliopia comprendono lo strabismo (una deviazione dell’allineamento tra i due occhi), una differenza significativa di difetto refrattivo tra i due occhi (anisometropia), oppure un difetto visivo non corretto, come una forte miopia, ipermetropia o astigmatismo presenti fin dalla prima infanzia.

In alcuni casi più rari, l’ambliopia può derivare da un ostacolo fisico alla visione, come una cataratta congenita, che va individuato e trattato con la massima tempestività.

Il percorso di trattamento, una volta individuata la causa, prevede generalmente la correzione ottica con occhiali quando necessaria, associata in molti casi a un percorso di rieducazione visiva ortottica, che può includere periodi di occlusione temporanea dell’occhio “migliore” per stimolare l’utilizzo e il rinforzo funzionale dell’occhio più debole. Si tratta di un percorso che richiede costanza e controlli periodici, ma che, se iniziato in tempo, offre concrete possibilità di recupero funzionale, evitando che il deficit visivo si consolidi in modo permanente.

Va inoltre sottolineato che il successo del trattamento dipende in larga parte dalla collaborazione familiare: seguire con costanza le indicazioni su occhiali e occlusione, anche quando il bambino non le gradisce nell’immediato, e non saltare i controlli di monitoraggio programmati, fa spesso la differenza tra un recupero funzionale soddisfacente e un risultato solo parziale.

Fonti

  1. IAPB Italia — Decalogo per proteggere gli occhi dei bambini. URL: https://iapb.it/decalogo- per-proteggere-gli-occhi/
  2. ISSalute — Cataratta congenita: segnali d’allarme e cure tempestive. URL: https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menu/c/cataratta-congenita


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